Il mio lavoro non è semplice, non lo è affatto ma è la mia passione. Ho iniziato a farlo quasi venti anni fa e quasi per scherzo. Mia madre aveva un Mac e io a tempo perso mi dilettavo ad aprire Photoshop e a inventarmi biglietti di finti eventi, a modificare le copertine dei dvd fotomontando visi di amici al posto di volti di persone note. Lo trovavo rilassante oltre che divertente ma soprattutto appassionante.
Così tanto, che ho voluto a tutti i costi diventasse il mio lavoro.
Ho deciso quindi di fare un corso dove non solo ho approfondito la conoscenza del tanto acclamato Photoshop ma anche di tutti quei programmi che permettevano la realizzazione di qualsiasi materiale pubblicitario dai semplici biglietti da visita ai libri.
Mi ero appassionata anche allo studio della simbologia, da dove cominciare per creare un logo ad esempio, lo studio della pubblicità, cosa si vuole trasmettere e come, i colori, i font, l’impatto visivo e tutte quelle cose che fanno parte di questo lavoro artistico. E ho capito che non bastava essere un asso in Photoshop o con l’allora famoso FreeHand e il più moderno Illustrator. C’era qualcosa che andava ben oltre le mie dita, andava oltre l’immettere in una foto alcuni dei centomila filtri che offrono questi programmi.

Finito il corso ho avuto la fortuna di entrare a lavorare in una tipolitografia come grafica dove ho lavorato per 15 anni e dove ho affinato la tecnica e la pratica (sia grafica che tipografica). Questo mi ha permesso di strutturare una forma mentis che, pur se mi dedico alla sola grafica in un dato lavoro, mi permette di ipotizzarne la realizzazione e resa finale, sia essa legata alla stampa che alla pubblicazione in formato digitale o sul web.
Ho appreso, inoltre, la gestione dei tempi di lavorazione, avendo ovviamente più lavori da fare nello stesso giorno spesso con la stessa data di consegna: urgente. Non ero consapevole all’epoca che la parola URGENTE mi avrebbe accompagnato in questo lavoro ogni giorno, in ogni singolo lavoro. Ci vuole pazienza ma è anche una sfida continua. Fare bene, fare veloce. Non è facile, non lo è stato mai ma non ho mai perso la passione, quel senso di gratificazione che con gli anni si può rischiare di perdere specialmente quando un hobby diventa un lavoro fatto di scadenze di confronti con i clienti, di critiche. Quando quello che fai non va sempre bene perché spesso trovi il cliente che ti dice “fai tu, sei tu il grafico” e poi tende a stravolgerti tutto. Ma va bene così. Bisogna comunicare per arrivare ad un obiettivo comune: il lavoro finito e soddisfacente.
La creatività per me è stimolo, mezzo e fine per le mie creazioni. Ma punto soprattutto ad ottenere una buona sintesi tra le esigenze grafiche canoniche e i desideri del cliente al fine di ottenere un lavoro finito che lo rappresenti al meglio.